
La vita
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1340, da parte di una famiglia fiorentina di condizione borghese: Il padre di Petrarca, ser Petracco, in cerca di una sicura sistemazione dopo esser stato esiliato da Firenze dai Guelfi neri si trasferisce nel 1312 con la famiglia ad Avignone, dove allora risiedeva la Curia papale. Francesco all'età di sedici anni intraprese studi giuridici, prima a Montpellier e poi a Bologna senza però mai finirli, infatti la sua vocazione per la letteratura fu cosi forte da portarlo a ritornare ad Avignone abbandonando gli studi nel 1326. Si dedicò in modo molto intenso allo studio degli scrittori classici, tenendo sempre accanto a sè durante i suoi studi il libro le Confessioni di sant'Agostino che è un punto di riferimento per Petrarca a livello spirituale. Si delineano cosi negli anni della formazione di Petrarca due tendenze fondamentali caratterizzanti del suo stile: il culto dei classici ed un'intensa spiritualità cristiana.
La lingua in cui pensava e scriveva abitualmente era il latino tuttavia Petrarca coltivava una certa passione anche per il genere della poesia lirica volgare seguendo lo stile degli stilnovisti e di Dante. Seguendo infatti lo stile dei poeti d'amore Petrarca raccolse tutti i motivi della sua poesia intorno all'immagine di una donna, Laura. Intorno all'esistenza di Laura, in un primo momento messa in discussione dagli storici, si basano tutte l'esperienze travagliate passate da Petrarca, debolezze, colpe e sconfitte.
Petrarca si mise in condizione di vivere in modo tranquillo e sicuro in contrapposizione con la sua inquietudine interna perpetua che lo portava a viaggiare di continuo per arricchire la propria cultura, cosa che lo porto nel tempo a stringere amicizie con diversi letterati europei e italiani(in particolare con Boccaccio).
Alla fine Petrarca si ritiro nei pressi di Avignone a Valchiusa per circa 15 anni dove si dedicò alla lettura dei classici, la scrittura e la meditazione.
Nel 1341 Petrarca ricevette l'incoronazione poetica a Roma sul Campidoglio, cosa che creò in lui grande soddisfazione che però durò ben poco, infatti Petrarca cadrà poco dopo in una crisi religiosa nata dal ritiro in convento del fratello Gherardo. Petrarca non si capacitava di fare una scelta cosi radicale, ostacolata dai suoi interessi mondani, letterari e politici.
Petrarca fece uso delle sue capacità letterarie per supportare le proprie idee politiche. Egli infatti spera nel ritorno del papa a Roma e nel ritorno della Chiesa alla sua purezza originaria, nella fine di lotte civili fra fazione e signori italiani. Si entusiasma per il tentativo politico di Cola di Rienzo, che, restaurata la repubblica nella Roma abbandonata dal papa, sogna di riportare la città alla grandezza antica, inviando varie lettere a Cola per esortarlo a perseverare nel sue idee. Petrarca parte per Roma per mettersi al fianco di Cola in questa impresa ma giunto a Genova saputa la notizia del degenerare dell'azione del tribuno si ferma e torna indietro. Lasciata nel 1347 Valchiusa per la troppa corruzione della Curia avignonese Petrarca si sposta di città in città, a Milano presso i Visconti poi a Venezia e infine ad Arquà nei colli Euganei, vicino Padova. Qui Petrarca morirà nella notte fra il 18 e il 19 luglio del 1374.